Un esercito contro gli sversamenti: sull’Adda debutta la spugna “mangia-idrocarburi”
Un team speciale, una spugna rivoluzionaria e una missione cruciale: salvare le acque dai pericoli degli idrocarburi. È questo il cuore del progetto che ha preso vita il 25 marzo scorso, sulle rive dell’Adda, dove si è tenuta una simulazione di intervento anti-inquinamento destinata a lasciare il segno
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A orchestrare l’operazione sono stati il Gruppo di Protezione civile di A2A, guidato da Roberto Corona, e alcuni atleti dell’associazione sportiva Indomita, sotto la direzione del patron Benedetto Del Zoppo, oggi anch’essi volontari di AVPC A2A.
Un anno di preparazione per mettere in campo un’esercitazione che non solo ha dimostrato le potenzialità della tecnologia impiegata, ma ha anche coinvolto amministratori locali, autorità militari, i Vigili del Fuoco, i volontari del Parco del Ticino, i volontari dell’ANA di Sondrio, la consigliera regionale Silvana Snider, il responsabile Provinciale della Protezione Civile Antonio D’Ambrosio, l’assessore alla Protezione Civile del Comune di Sondrio Lorena Rossatti e il direttore di 112 Emergencies Luigi Rigo.

La simulazione si è svolta a Castione Andevenno, alle porte di Sondrio, proprio davanti alla sede dell’Indomita, in un tratto del fiume dove, per fortuna, l’inquinamento era solo immaginario.
L’obiettivo? Testare tempi e modalità di risposta a un’eventuale emergenza ambientale.
«Questa esercitazione fluviale serve a mostrare le capacità operative del Gruppo bonifiche fluviali A2A nel fronteggiare possibili sversamenti», spiega Corona. «E lo facciamo grazie a un materiale innovativo, la cui prima dotazione è stata donata proprio dalla Società A2A Life Company». A bordo di gommoni e attrezzature speciali, i volontari atleti dell’Indomita hanno messo in campo le loro abilità sportive per condurre i mezzi sull’acqua e supportare le manovre tecniche per il posizionamento dei moduli assorbenti.

Il vero protagonista? Il Foamflex200, una spugna ad alta tecnologia in grado di assorbire idrocarburi fino a 25 volte il proprio peso e di essere riutilizzata fino a 200 volte grazie a un sistema di “strizzatura” meccanica. Il prodotto, brevettato nel 2015 dalla cleantech bresciana T1 Solutions, è già stato approvato dal Ministero dell’Ambiente e ha dimostrato tutta la sua efficacia in scenari reali. A raccontare i retroscena della sua nascita e le potenzialità è stato Alessandro Taini, CEO dell’azienda: «Ogni anno in Italia si registrano tra i 50 e i 60 casi di sversamenti in acqua. Foamflex200 rappresenta una risposta concreta, rapida e sostenibile. Basta pensare che un solo litro d’olio può contaminare fino a un milione di litri d’acqua». Taini ha ricordato anche l’operazione condotta alle Canarie qualche anno fa: «Con dieci volontari e quaranta tappeti siamo riusciti a rimuovere 57 tonnellate di olio in soli quattro giorni». Durante l’esercitazione, la squadra ha isolato il tratto “inquinato” del fiume con barriere galleggianti, prima di posare i tappeti assorbenti.
In riva, un esperimento dimostrativo ha permesso di vedere all’opera il Foamflex200 su una vasca d’acqua contaminata con olio. A spiegare il processo è stato Giorgio De Vitalis, responsabile tecnico: «La spugna agisce per contatto e capillarità. Galleggia come l’olio e lo cattura al suo interno, senza assorbire acqua. E funziona con ogni tipo di idrocarburo, da quelli minerali al comune olio da cucina».

Un progetto pilota che guarda al futuro, e che potrebbe diventare presto uno standard operativo per affrontare le emergenze ambientali in modo più tempestivo, efficace… e pulito. Infine, un complimento speciale al Capo orchestra, Roberto Corona, che sottolinea: «Ogni azione a favore dell’ambiente e del territorio, e di chi ne ha bisogno, soprattutto se indirizzata in un processo di sostenibilità e di economia circolare, deve ricevere la giusta attenzione; il plauso e il ringraziamento va ai miei volontari, che mi supportano e quotidianamente si dedicano instancabilmente perseguendo le finalità associative».