Editoriale Marzo 2026
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Care lettrici e cari lettori,
“Riorganizzazione della rete fognaria e dell’acquedotto, realizzazione di pozzi di emungimento, costruzione di gallerie drenanti, sistemazione delle reti idrauliche torrentizie e opere di ingegneria naturalistica e di protezione dall’erosione”.
Queste alcune delle azioni ritenute necessarie per la stabilizzazione della frana di Niscemi, secondo quanto comunicato lo scorso 16 marzo dal Commissario Straordinario per l’area Fabio Ciciliano, a seguito degli studi condotti dall’Università degli Studi di Firenze. Dunque si può fare. Si poteva forse fare anche nei trent’anni precedenti, tanto è il tempo in cui c’è stata la precisa consapevolezza del rischio cui era sottoposta l’area in oggetto, così come mille altre zone del nostro fragilissimo territorio, uno dei paesi europei maggiormente interessati da fenomeni franosi. Che peggiorano inesorabilmente a causa del cambiamento climatico: nel 2024 il 2,2% della popolazione viveva ancora in zone a elevato rischio frana (nel 2015 il 2,1%) e nel 2021 il 4,1% viveva in zone a elevato rischio alluvione (nel 2015 il 3,2%).

Non vorremmo ripetere il solito trito e ritrito discorso della nostra scarsa predisposizione agli interventi preventivi, o della carenza cronica di manutenzione delle opere realizzate (vedi le condizioni in cui versa il fiume Sarno e i suoi canali di scolo). Il fatto è che il dissesto idrogeologico è uno dei temi dimenticati/rinviati a tempi migliori. Che non arrivano mai, o quasi. Negli anni, i governi sono intervenuti con numerosi programmi per la mitigazione del dissesto, ma si sono registrate grandi difficoltà nel completare gli interventi programmati, anche se ci pare di intravvedere qualche segnale di inversione di rotta (Vedi box Frane).
Abbiamo dimenticato/rinviato anche il nostro percorso verso la transizione energetica diluendo nel tempo obblighi e obiettivi, ed ora che una guerra inaspettata quanto crudele si combatte in un altrove che purtroppo riguarda noi tutti ci mostra i limiti delle nostre scelte, riducendo di fatto i nostri approvvigionamenti energetici, forse rimpiangiamo di non aver fatto abbastanza.
Prevenzione frane, Musumeci: uno stanziamento di 100 milioni per progetti subito cantierabili

Lo ha annunciato il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci lo scorso 24 febbraio. I progetti dovranno essere segnalati al ministero dalle sette Autorità di bacino distrettuali che dovranno individuare gli «interventi strategici relativi ai fenomeni franosi più rilevanti nel territorio di competenza». «Questo ulteriore finanziamento», precisa Musumeci- si aggiunge ai trecentoventi milioni già destinati nei mesi scorsi a questo tipo di rischio naturale. Stavolta vogliamo dare priorità a quelle opere già in avanzato stato di progettazione, affinché i cantieri possano essere aperti in tempi ragionevolmente brevi». La procedura sarà seguita dal Dipartimento Casa Italia che si occupa anche di prevenzione strutturale.
Nascerà a Gorizia l’idrovolante antincendio Made in Italy

Sarà realizzato in un grande stabilimento produttivo nell’area dell’aeroporto Duca D’Aosta, a Gorizia, il velivolo “WF-X Waterfall”, nuovo aereo anfibio antincendio di ultima generazione ideato dall’ex pilota e imprenditore Renato Sacchetti, che ha progettato il primo simulatore al mondo di Canadair. Per meglio rispondere alle esigenze del mercato, il WF-X — così si chiama il velivolo — non sarà solo antincendi, spiega Sacchetti: «È riconvertibile in 3 ore in differenti missioni, quindi Protezione Civile, può portare acqua potabile nelle isole, evacuazione medica, ricerca e soccorso, pattugliamento marittimo, e in versione passeggeri può portare fino a 42 persone». L’aereo è stato presentato lo scorso 16 marzo alla presenza del ministro Ciriani e dell’onorevole Elisabetta Gardini, “madrina del progetto”.