Crisi del volontariato, o crisi del sistema?
Le riflessioni di un volontario, che è anche sindaco di una cittadina del Veneto, Bevilacqua in provincia di Verona, sullo stato della Protezione civile e della perdita di attrazione del settore rispetto ai giovani. Marco Grazia, 54 anni, libero professionista, da 25 anni al servizio della Protezione civile regionale con incarichi di formatore e istruttore per i corsi base e di diverse specialità; dal 2013 coordinatore del gruppo comunale di Pressana, e anche ora che è diventato primo cittadino. Proprio nella doppia veste di volontario e sindaco, Grazia interviene nel dibattito scatenato dalla notizia apparsa lo scorso 31 marzo della condanna a un anno del sindaco di Preone, Andrea Martinis, e del coordinatore della Protezione civile del comune carnico, Renato Valent, ritenuti responsabili della morte del volontario di Protezione civile Giuseppe De Paoli, 74 anni, avvenuta il 29 luglio 2023
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L’immagine di un puzzle che cade a terra e si frantuma in mille pezzi è, purtroppo, la fotografia più nitida dello stato attuale della Protezione Civile italiana. Per anni abbiamo cullato l’idea di un’eccellenza che tutto il mondo ci invidiava, ma oggi quel mosaico appare disgregato, lasciando intravedere solo i riflessi di ciò che era. Mentre i vertici si interrogano sulla cronica mancanza di ricambio generazionale, additando spesso una presunta “emorragia di valori” o il disinteresse dei giovani, faremmo bene a

chiederci se il problema non risieda proprio nel motore del sistema, ormai prossimo al grippaggio. La questione non è solo sociologica, ma strutturale. Dalla modifica del Titolo V della Costituzione in poi, il passaggio alla Protezione Civile regionale e introduzione della legislazione concorrente hanno dato vita a un sistema a 21 velocità diverse. Oggi ci troviamo di fronte a 21 realtà che legiferano autonomamente, interpretando le direttive nazionali secondo sensibilità locali.
Il risultato è una frammentazione pericolosa che ha generato disomogeneità nei percorsi formativi, nelle strutture e nelle procedure operative. Un volontario che attraversa un confine regionale rischia di trovarsi in un mondo parallelo, dove la “lingua” del soccorso non è più universale. Questa deriva burocratica ha colpito duramente la base. Il caso di Preone ha finalmente scoperchiato il vaso di Pandora sulla sicurezza: ci sono voluti diciassette anni per ammettere l’ovvio, ovvero che il Decreto 81/2008 non può essere applicato “pari pari” ai volontari come se fossero lavoratori dipendenti. Se la responsabilità penale e civile diventa un fardello insostenibile e le leggi regionali, spesso annunciate in pompa magna, giacciono incompiute per anni prive di decreti attuativi, perché un giovane dovrebbe decidere di rischiare in proprio in gran parte dalla perdita di autorità e autorevolezza del sistema centrale. Una frammentazione che non riesce più a tenere insieme 21 sistemi regionali spesso alla deriva non può risultare attraente per una generazione che cerca risposte chiare e obiettivi concreti.

Prima di puntare il dito contro i giovani e la loro presunta assenza di impegno, faremmo bene a chiederci dove sia finito lo spirito che aveva reso grande e unico il nostro sistema di Protezione Civile.
Il Veneto alla sfida degli ambiti
Il Veneto muove i primi passi verso la costituzione degli Ambiti Territoriali e Organizzativi Ottimali (ATOO), introdotti dal Codice della protezione civile (D.Lgs. 1/2018) e recepiti dalla Legge Regionale 13/2022. Tuttavia, il sistema appare frammentato: sette province presentano altrettante diverse declinazioni e impostazioni dei distretti, mentre la normativa regionale attende ancora i necessari decreti attuativi. In questo scenario, i Sindaci vengono investiti di maggiori responsabilità e oneri, gravando su bilanci comunali già precari. La sfida degli ATOO si profila dunque come un banco di prova cruciale sia per le istituzioni che per il volontariato, chiamati a un’integrazione complessa. Gli obiettivi restano la sicurezza dei territori e la tenuta del sistema, ma il percorso appare irto e complicato.