Non un ritorno al passato, ma una forma avanzata di innovazione ambientale

La fitodepurazione utilizza processi naturali progettati e controllati per affinare il trattamento delle acque e creare valore per il territorio. Sempre più considerata una Nature-based Solution, può integrare gli impianti tradizionali contribuendo alla qualità degli effluenti, alla biodiversità e alla rigenerazione degli ecosistemi. Un approccio che richiede competenze tecniche, ma che apre nuove prospettive per una gestione sostenibile della risorsa idrica

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Quando la natura diventa infrastruttura: la fitodepurazione tra industria e territorio
Quando pensiamo a un impianto per il trattamento dell’acqua, immaginiamo vasche, tubazioni, membrane, sistemi di filtrazione e sofisticate tecnologie di controllo. È una rappresentazione corretta. Ma non completa. Perché esistono processi di depurazione che non cercano di sostituire la natura, ma imparano a lavorare insieme ad essa. È il principio alla base della fitodepurazione: una soluzione che utilizza in modo progettato e controllato l’azione combinata di piante, substrati e microrganismi per migliorare la qualità dell’acqua. Non un ritorno al passato. Una diversa idea di innovazione.

La natura, progettata
I sistemi di fitodepurazione, definiti anche constructed wetlands o zone umide costruite, riproducono alcuni dei processi che avvengono naturalmente negli ambienti umidi. L’acqua attraversa bacini progettati con specifici materiali filtranti e specie vegetali. Nel percorso entrano in azione processi fisici, chimici e biologici: sedimentazione, filtrazione, adsorbimento sui substrati, assorbimento da parte delle piante e trasformazioni microbiche della materia organica e dei nutrienti.
Non sono quindi semplici aree verdi, né bacini ornamentali. Sono sistemi di trattamento ingegnerizzati, dimensionati in funzione delle caratteristiche dell’acqua, degli obiettivi di qualità e delle condizioni ambientali del sito. ISPRA e l’Environmental Protection Agency statunitense descrivono infatti le wetlands costruite come veri sistemi depurativi, nei quali vegetazione, suolo o substrati e microrganismi collaborano per migliorare la qualità delle acque.

Un passaggio in più tra impresa e ambiente
Nel mondo industriale, la fitodepurazione può assumere un ruolo particolarmente interessante. Non necessariamente come alternativa agli impianti convenzionali, ma come trattamento complementare: un ulteriore passaggio dopo i processi di depurazione principali, finalizzato ad affinare la qualità dell’acqua prima di un eventuale riutilizzo, nel rispetto dei requisiti applicabili, o della restituzione all’ambiente. In termini tecnici si parla spesso di polishing, un trattamento di finissaggio capace, nei contesti adatti, di contribuire alla riduzione di sostanze organiche residue, solidi sospesi, nutrienti e altri contaminanti compatibili con il processo biologico. Le applicazioni studiate comprendono reflui civili, agricoli e anche industriali, inclusi settori come l’agroalimentare, il tessile e la lavorazione dei metalli. I risultati dipendono tuttavia dalla composizione del refluo, dai pretrattamenti, dalle specie vegetali, dai substrati e dai tempi di permanenza dell’acqua. Non esiste quindi una soluzione universale: ogni sistema deve essere progettato sulla base di dati reali e obiettivi misurabili. Ed è proprio questa complementarità a renderla strategica. L’acqua industriale già trattata può attraversare un’ulteriore infrastruttura verde prima di tornare verso il territorio. Un ultimo filtro tra l’attività produttiva e l’ecosistema che la circonda.

Dalla depurazione alla rigenerazione
Il valore di questi sistemi non si esaurisce nella qualità dell’effluente. Una zona umida costruita, quando è progettata correttamente e integrata nel contesto, può contribuire a creare habitat, sostenere la biodiversità, migliorare l’inserimento paesaggistico di un sito industriale e ricostruire alcune funzioni ecologiche in aree degradate. Progetti europei hanno mostrato come le constructed wetlands possano integrare trattamento dell’acqua, economia circolare, recupero di risorse e miglioramento della biodiversità. Quando progettati anche con obiettivi ecologici, questi sistemi possono contribuire alla creazione di habitat e al recupero di alcune funzioni ecosistemiche. È qui che la fitodepurazione in contra pienamente il paradigma Water Positive. Non si limita a ridurre un impatto. Può contribuire a restituire qualità all’acqua e valore ecologico al territorio.

Una Nature-based Solution anche per l’industria
Per molto tempo abbiamo considerato le infrastrutture ambientali come qualcosa di separato dagli ecosistemi: da una parte la tecnologia, dall’altra la natura. Oggi questo confine sta diventando più permeabile. Le Nature-based Solutions partono da un principio differente: utilizzare, rafforzare o riprodurre i processi naturali per rispondere a bisogni concreti delle comunità e dei sistemi produttivi. Le constructed wetlands possono rientrare tra le Nature-based Solutions quando, oltre a rispondere a un bisogno di trattamento, sono progettate per generare benefici ambientali e sociali misurabili. Nel caso della fitodepurazione, questo significa trasformare un’area tecnica in una possibile infrastruttura multifunzionale: depurativa, ambientale, paesaggistica ed educativa. Per un’impresa può significare integrare, nei casi appropriati, trattamenti a ridotto fabbisogno energetico e limitato uso di reagenti rispetto ad alcune soluzioni convenzionali, valutandone però prestazioni,spazio disponibile e ciclo di vita.

Tecnologia, non scenografia
Proprio perché basata sulla natura, la fitodepurazione rischia talvolta di essere descritta in modo eccessivamente semplice. Ma naturale non significa automatico. Servono analisi preliminari, progettazione idraulica, scelta corretta delle specie, conoscenza dei contaminanti, monitoraggio delle prestazioni e manutenzione nel tempo. Occorre valutare la disponibilità di spazio, la variabilità delle portate, le condizioni climatiche e la compatibilità tra la qualità dell’acqua in ingresso e i processi biologici. Un sistema non correttamente dimensionato rischia di perdere efficacia e di trasformare un’infrastruttura ambientale in una semplice operazione estetica. La credibilità passa quindi dalla misurazione. Anche la natura, quando diventa parte di un processo industriale, deve essere progettata, gestita e monitorata.

Progettare con la natura
Nei numeri precedenti abbiamo raccontato la necessità di ridurre il rischio idrico e di restituire valore alla risorsa. La fitodepurazione introduce un ulteriore passaggio. Ci mostra che un’impresa può non soltanto limitare la propria pressione sull’ambiente, ma costruire nuovi punti di incontro tra produzione, acqua e territorio. Non tutte le acque possono essere trattate nello stesso modo. Non tutti i siti possono ospitare le stesse soluzioni. Ma il principio rimane potente: l’innovazione più avanzata non è sempre quella che allontana la natura dai processi industriali. A volte è quella che impara a progettare insieme ad essa.

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