Fedriga: «Non possiamo smantellare un modello d’eccellenza»
È stata come un fulmine a ciel sereno la notizia apparsa lo scorso 31 marzo della condanna a un anno del sindaco di Preone, Andrea Martinis, e del coordinatore della Protezione civile del comune carnico, Renato Valent, ritenuti responsabili della morte del volontario di Protezione civile Giuseppe De Paoli, 74 anni, avvenuta il 29 luglio 2023. Proprio alla vigilia delle celebrazioni per il cinquantenario del terremoto del Friuli, quando tutto era pronto per rendere omaggio, tra gli altri, all’eroico mondo del volontariato di protezione civile che in questi cinque decenni ha rappresentato un modello operativo riconosciuto a livello nazionale ed europeo
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In attesa di leggere le motivazioni della sentenza, e mentre la comunità della Carnia minaccia un altro fermo delle attività di volontariato, si è acceso un ampio dibattito sulle eventuali carenze degli ultimi provvedimenti legislativi e sulle azioni volte ad aumentare le condizioni di non punibilità di sindaci e coordinatori. «Crediamo che debba essere fatto un ulteriore sforzo legislativo: solleciteremo subito inostri esponenti di Governo e i parlamentari e considereremo i tempi che ci sono dati rispetto alla determinante lettura delle motivazioni della sentenza e quelli di richiesta di appello». Lo ha affermato l’assessore regionale alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, al termine della riunione con i sindaci della Carnia convocata lo scorso primo aprile a Tolmezzo, nella sede della Comunità montana, ed ha aggiunto: «Per avere uno scudo o normativo o penale ci vogliono determinate garanzie, che tutelino l’operabilità dei volontari», tra cui, senza dubbio, un’adeguata formazione e l’utilizzo corretto dei dispositivi di protezione individuale.
Le condizioni di rischio insite negli interventi di protezione civile
In una lettera aperta al sindaco di Preone De Martinis, il figlio Paolo, volontario da 25 anni, consigliere comunale ed ex presidente di un’associazione di volontariato, rivolge una critica durissima al sistema di volontariato regionale paventandone la fine ed esprimendo la decisione di dimettersi da assessore regionale alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, al termine dalla Protezione Civile comunale.
Nella missiva De Martinis sostiene che non si può in nessun modo sottrarsi alle condizioni di rischio a cui giornalmente sono esposti gli operatori di Protezione civile, pena la totale rinuncia alle attività normalmente svolte. De Martinis scrive: «Oggi scopro che l’apporto personale di conoscenze ed esperienze portato da un volontario non conta nulla e che, secondo l’accusa e la legge, abbiamo sempre sbagliato: avremmo dovuto lasciar fare ai “professionisti”», e continua: «È divenuto impossibile approcciarsi alle attività da svolgere con il cruccio che siano poi interpretate come ad alto contenuto specialistico o ad alto rischio da parte di uffici che ho visto essere scollegati con la realtà, il cui esclusivo scopo è quello di comminare sanzioni se e quando dovesse accadere una fatalità». E’ l’amarissimo sfogo, a caldo, di un esponente del Volontariato organizzato, formato ed equipaggiato del Friuli, quel “volontariato di valore” spesso portato ad esempio di preparazione, efficienza e abnegazione. E sulla stessa linea di pensiero, cioè sul fatto che non esistano attività operative completamente prive di rischio, accanto ai sindaci della Carnia, si inserisce anche la protesta dei sindaci della Comunità del Friuli Orientale, che, in mancanza di risposte chiare e rapide da parte delle istituzioni, si riservano di valutare ogni azione necessaria a tutela di volontari e amministratori, fino anche alla sospensione di attività non essenziali.

La solidarietà e l’impegno delle istituzioni
Il rischio di perdere il preziosissimo apporto del volontariato di Protezione civile è avvertito istituzionale, nazionale e regionale, che si mobilita trovare soluzioni. «Quello che si propone all’attenzione di tutti è un problema serio», ha affermato il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, «perché riguarda sindaci, volontari e organizzazioni del territorio che hanno dimostrato, negli anni, di saper affrontare le emergenze con professionalità e competenza. Approfondiremo nel dettaglio i contenuti della sentenza per capire come poter intervenire, perché il rischio concreto è quello di colpire duramente una realtà che rappresenta un’eccellenza del nostro Paese e, in particolare, della nostra regione».
Nel frattempo, il ministro per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, già capo della Protezione civile regionale, annuncia il passaggio al Senato con procedura d’urgenza del disegno di legge, approvato in Consiglio dei ministri, che recepisce le richieste avanzate dai sindaci e dai coordinatori locali. Il provvedimento, secondo il ministro, punta a tracciare una distinzione netta tra le responsabilità penali, isolando i casi di dolo e colpa grave dalle altre fattispecie che, data la natura emergenziale degli interventi, dovrebbero essere invece esentate da sanzioni. Secondo Ciriani, la norma tiene conto delle condizioni critiche in cui operano i volontari, spesso caratterizzate da scarsità di uomini e mezzi. Infine, il ministro ha rivolto un appello ai volontari affinché non abbandonino il servizio, sottolineando il valore della rete di soccorso nazionale nata proprio cinquant’anni fa, in occasione del terremoto del Friuli del 1976.

Solidarietà dal Veneto
Nel dibattito è intervenuto anche il vicino Veneto, per bocca dell’assessore regionale alla Protezione civile Elisa Venturini, che ha richiamato l’esigenza la necessità di un quadro normativo chiaro e di tavoli tecnici stabili tra istituzioni. Per Venturini, che ribadisce il ruolo chiave della formazione per volontari e amministratori, solo regole condivise e confini di responsabilità definiti potranno garantire il futuro della Protezione civile e restituire serenità a chi ogni giorno si mette al servizio della collettività. Dello stesso avviso ANCI FVG, con l’auspicio che, alla luce di quanto accaduto, «si apra rapidamente un confronto istituzionale per rafforzare le garanzie per sindaci, coordinatori e volontari della Protezione civile. Non si può chiedere a chi interviene nelle emergenze di assumersi responsabilità decisive senza assicurare strumenti, tutele e certezze operative: da questo equilibrio dipendono l’efficacia degli interventi e la sicurezza delle nostre comunità».

Secondo il ministro Ciriani, il provvedimento approvato in Consiglio dei Ministri e ora all’esame del Senato, punta a tracciare una distinzione netta tra le responsabilità penali, isolando i casi di dolo e colpa grave dalle altre fattispecie che, data la natura emergenziale degli interventi, dovrebbero essere invece esentate da sanzioni