Soccorso Alpino e Speleologico, ogni giorno al fianco di chi vive la montagna e l’ambiente impervio
Dai sentieri alle grotte, una rete di circa settemila tecnici altamente specializzati porta assistenza tecnica e sanitaria negli ambienti più difficili da raggiungere, affiancando agli interventi la formazione continua, la prevenzione e la tecnologia
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Una scivolata su un sentiero, un mancato rientro, un infortunio in grotta. Per chi aspetta aiuto, il problema è anche il luogo in cui si trova: un pendio ripido, un bosco senza punti di riferimento, una parete lontana dalle strade. È qui che interviene il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, portando assistenza tecnica e sanitaria dove raggiungere una persona richiede competenze e attrezzature specifiche

Una rete specializzata negli ambienti impervi
Sezione nazionale del Club Alpino Italiano, il CNSAS conta circa settemila tecnici altamente specializzati. Una rete di tecnici volontari che conoscono i territori e si preparano per operare in montagna, nelle grotte e negli ambienti impervi di tutta Italia. Il lavoro si svolge in stretto raccordo con il sistema di emergenza sanitaria: raggiungere l’infortunato, consentire le cure, metterlo in sicurezza e trasportarlo fino al punto in cui può essere affidato ai successivi soccorsi.
Il bilancio del 2025 dà la misura di questo impegno: 13.037 missioni complessive, di cui 11.287 del CNSAS e 1.750 del Soccorso Alpino Valdostano. L’aumento rispetto al 2024 è dell’8%, il valore più alto mai registrato. Le persone decedute sono state 528. Un dato doloroso, che ricorda quanto possano essere gravi le conseguenze di un incidente e quanto conti lavorare anche prima che avvenga. L’escursionismo riguarda il 43,6% degli interventi; le cadute e le scivolate sono all’origine del 45% dei soccorsi.
La quotidianità delle squadre passa dunque soprattutto dai sentieri, dai percorsi frequentati nel fine settimana, dalle uscite che possono complicarsi per un infortunio, un malore o una difficoltà imprevista. Ci sono poi gli incidenti alpinistici, quelli in mountain bike e sugli sci, le persone in difficoltà durante la ricerca di funghi. L’elicottero è un mezzo fondamentale, ma ogni operazione dipende dalle condizioni del terreno, dalla visibilità e dal meteo. Le squadre a terra raggiungono i feriti a piedi, attrezzano i passaggi, accompagnano o trasportano chi non può muoversi. Una barella su un tratto ripido richiede manovre, attenzione e un lavoro coordinato. Quando si cerca un disperso, occorre invece ricostruirne gli spostamenti e organizzare le ricerche, mettendo insieme informazioni, conoscenza dei luoghi e competenze specialistiche, anche con il contributo delle unità cinofile. Sottoterra cambiano ancora le condizioni. Il soccorso speleologico deve fare i conti con pozzi, strettoie, acqua e distanze che si misurano anche nel tempo necessario a superare ogni ostacolo. Assistere un ferito e riportarlo all’esterno può richiedere operazioni lunghe e il coinvolgimento di numerosi tecnici. Ogni passaggio della barella va preparato tenendo conto della grotta e delle condizioni della persona soccorsa.

Formazione, prevenzione e tecnologia
Tutto questo richiede una formazione continua. Le esercitazioni servono a provare le manovre, verificare la preparazione e imparare a lavorare insieme quando le condizioni sono difficili. L’esperienza personale in montagna è un punto di partenza: nel soccorso bisogna saper mettere le proprie capacità al servizio di una squadra. È un impegno che si aggiunge agli interventi e occupa una parte importante del tempo dei Volontari. Accanto alle emergenze c’è la prevenzione, attraverso incontri, attività sul territorio e iniziative di sensibilizzazione.
Scegliere un itinerario adatto, controllare le previsioni, avere equipaggiamento adeguato lasciare a qualcuno indicazioni sul percorso sono abitudini da costruire prima della partenza. Anche rinunciare o tornare indietro è una decisione che va saputa prendere. La tecnologia può aiutare: nel 2025 le centrali di GeoResQ, l’app del CNSAS e del CAI, hanno gestito 354 eventi. La posizione precisa è un’informazione preziosa per organizzare l’intervento. Poi, sul terreno, ci sono le squadre: persone che dedicano tempo alla preparazione e al soccorso, per raggiungere chi, in quel momento, ha bisogno di loro.


