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Editoriale Settembre 2026

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Nota Editoriale

Care lettrici e cari lettori,
135 miliardi di euro destinati alla ricostruzione dopo le calamità nell’arco di cinquant’anni, dal 1976 al 2026. È il dato richiamato dal Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, al Meeting di Rimini, che ci riporta a una questione sulla quale questa rivista insiste da tempo: quanto siamo disposti a investire prima che un’emergenza si verifichi? Secondo il ministro, se anche soltanto la metà di quelle risorse fosse stata impiegata in prevenzione, oggi il Paese si troverebbe in condizioni ben diverse. Una riflessione che merita di andare oltre il dibattito suscitato da un convegno e di trovare continuità nelle scelte pubbliche.

L’incontro «Oltre l’emergenza. La ricostruzione che crea comunità» ha affrontato un tema centrale per chi opera nel nostro settore. Ricostruire significa restituire alle persone, insieme alle abitazioni e ai servizi, la possibilità di riconoscersi in un territorio, di mantenere relazioni, di riprendere le proprie attività. È un percorso nel quale istituzioni, cittadini, volontariato e Protezione civile sono chiamati a lavorare insieme, anche quando l’attenzione dei mezzi di informazione si è ormai spostata altrove.
Proprio sulla distanza tra la partecipazione emotiva alle tragedie e la disponibilità a prepararsi per tempo si è soffermato Musumeci.

Ci commuoviamo davanti alle immagini delle distruzioni, riconosciamo il valore dei soccorritori, esprimiamo solidarietà alle comunità colpite. Più difficile è tradurre questa sensibilità in comportamenti quotidiani e in una consapevolezza diffusa dei rischi. Sapere se si vive in un’area esposta a terremoti, frane o alluvioni, conoscere le indicazioni di protezione civile, partecipare
alle occasioni di informazione e formazione sono elementi essenziali di una comunità preparata.
Un lavoro che deve coinvolgere soprattutto i giovani e trovare nella scuola uno spazio stabile. Alla responsabilità dei cittadini
deve però corrispondere quella delle istituzioni. La prevenzione richiede programmazione, competenze, risorse e capacità di
realizzare gli interventi. Per questo merita attenzione l’Accordo Quadro sottoscritto il 29 luglio a Palazzo Chigi tra il Dipartimento Casa Italia e Sogesid, finalizzato a rafforzare la collaborazione per la prevenzione e la mitigazione del dissesto idrogeologico.

L’intesa mette a disposizione del Dipartimento il supporto tecnico-specialistico della società di ingegneria ambientale dello Stato, con la possibilità di accompagnare gli interventi nelle diverse fasi, dalla progettazione alla gestione, fino al monitoraggio e alla rendicontazione delle risorse nazionali ed europee. Sogesid potrà inoltre svolgere attività di centrale di committenza e di committenza ausiliaria. Strumenti che possono contribuire ad affrontare una difficoltà ricorrente: trasformare i programmi e i finanziamenti in opere effettivamente realizzate.

È su questo passaggio che si misurerà il valore dell’accordo. Rafforzare le capacità tecniche e amministrative significa mettere le istituzioni nelle condizioni di intervenire con maggiore efficacia, dando continuità alla cura del territorio. L’auspicio è che alla collaborazione annunciata seguano risultati verificabili, tempi più certi e una maggiore capacità di rispondere alle necessità delle
comunità. Perché ogni intervento di prevenzione portato a termine rappresenta un passo concreto verso la riduzione delle conseguenze delle future emergenze.

Il valore della conoscenza e della collaborazione ha trovato un’espressione concreta nel Meeting P.O.N.T.E., giunto alla seconda edizione e svoltosi il 12 settembre a Termoli in Molise. Ai Volontari SAE 112 ODV e al suo Presidente Matteo Gentile rivolgiamo un sincero ringraziamento per l’invito e per la magnifica ospitalità.
Merita di essere sottolineata soprattutto l’idea alla base dell’iniziativa: creare uno spazio di confronto tra Volontari, professionisti, istituzioni, aziende e cittadini, nel quale condividere esperienze, far emergere esigenze operative e conoscere nuove soluzioni. Nel mondo dell’emergenza, mettere in relazione competenze diverse è essenziale per migliorare la qualità degli interventi e la sicurezza di chi opera sul campo. Occasioni come questa consentono inoltre di avvicinare chi sviluppa tecnologie a chi le utilizza ogni giorno, favorendo un dialogo capace di orientare l’innovazione verso i bisogni reali del soccorso. Protezione, opportunità, nuove idee, tecnologie ed emergenza: nei concetti richiamati dal nome P.O.N.T.E. si riconosce un progetto che guarda alla crescita dell’intero settore. Agli organizzatori va dunque il merito di aver dato vita a un appuntamento che valorizza la formazione, lo scambio di conoscenze e la costruzione di rapporti tra le diverse realtà del territorio. L’auspicio è che questo percorso continui a svilupparsi, perché anche dal confronto nasce una rete dell’emergenza e dell’assistenza più preparata e coesa e, noi della redazione, saremo sempre al loro fianco.
Infine, nel nostro Paese sono numerose le Organizzazioni di Volontariato che rappresentano vere eccellenze. La SAE 112 ODV di Termoli ne è, a pieno titolo, un esempio.
Parola di 112 Emergencies.

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